Chiesa di San Teodoro

Camminando per le viuzze del borgo, che confluiscono tutte nella piazza centrale, incontriamo la chiesa  di San Teodoro.

Opere d’arte principali

All’interno è possibile ammirare “L’Annunciazione” di Antonello Gagini, che oltre ad essere considerata un capolavoro rinascimentale del Sud Italia, rappresenta una testimonianza importantissima dell’influenza esercitata dalla cultura artistica latina, nell’enclave greca dell’Aspromonte meridionale, agli inizi del Cinquecento. Il gruppo scultoreo dell’Annunciazione di Antonello Gagini (1478 –1536), oggi nella navata sinistra della chiesa di San Teodoro di Bagaladi, proviene dall’antico edificio culto dell’Annunziata, danneggiato nel terremoto del 16 Novembre del 1894 e in seguito nel terremoto del 1908. L’opera riprende pedissequamente l’iconografia tradizionale dell’Annunciazione della Vergine con le figure a tutto tondo dell’Angelo Annunziante e dell’Annunziata, collocate entrambe su scannello; al centro, tra la scena sacra, si interpone un leggio profilato ad altorilievo mentre in alto si staglia la figura a bassorilievo dell’Eterno Padre. La scena è incassata tra due lesene decorate a grottesche, supportanti un architrave su cui è incisa la data di esecuzione e il nome del committente: “Hoc opus fecit fieri presbiterIacopus D. Virducio ad Nunciatae Virginis honorem – 1504”.

Il gruppo scultore è inserito all’interno di un apparato architettonico tipico del rinascimento toscano, interamente realizzato in marmo bianco di Carrara, in origine dipinto a tempera e dorato. Residui di colore e doratura sono ancora visibili in più punti del monumento, specie sui volti e sulle vesti dell’Angelo, dove sono ben facilmente individuabili le decorazioni floreali degli abiti. La stessa iscrizione è dipinta con un pigmento nero per agevolare la lettura del testo.

L’opera ha subito un importante intervento di restauro agli inizi del Novecento e successivamente intorno agli anni Settanta del secolo scorso, quando l’intera cappella fu rivestita di travertino. All’attribuzione al Gagini dell’opera si deve ad Alfonso Frangipane, che nel 1933 riportò una dettagliata scheda descrittiva, fornendo interessanti indicazioni circa l’originaria sistemazione del muro posto dietro il gruppo scultoreo, ora in lastre di marmo, che all’epoca in cui fu compilata la scheda appariva lesionato. Oltre all’inscrizione sull’architrave il Frangipane riportava anche quella, non più leggibile, incisa «Sulla base della Madonna con carattere non ben scolpito, ovvero scolpito da mano inesperta, …1562 frat. Bartolo Costa». Fin dalla seconda metà del secolo scorso l’opera è stata oggetto di importanti studi specie dalla scuola tedesca, la quale ha riconosciuto nel monumento bagaladese la presenza di aiuti e della bottega del Gagini. Di recente è stata invece formulata l’ipotesi che proprio l’Annunciazione di Bagaladi, rappresenti l’esordio di Antonello Gagini in Calabria, sempre più svincolato dalla bottega del padre.

Di notevole importanza anche il crocifisso marmoreo che propone sul retro la raffigurazione, nei bracci, dei busti degli apostoli, secondo una iconografia tipica delle croci reliquario in argenti tardo medievali. Nonostante venga chiamato spesso “crocifisso bizantino” l’opera è da rapportare molto probabilmente ad una bottega della fine del XV secolo se non addirittura degli inizi del XVI secolo. Non è da escludere, infatti, che all’esecuzione del crocifisso abbia concorso proprio la bottega del Gagini. Il Kruft ritiene infatti che a Bagaladi operarono accanto ad Antonello Gagini anche Bartolomeo Berrettaro e Giuliano Mancino, autori che operano ancora con i modi rigidi e bloccati di Domenico Gagini e del Laureana, particolarmente legati alla corrente toscano-carrarese di matrice rinascimentale. Rara è infatti da considerare, nella produzione artistica meridionale tra Quattro e Cinquecento, la tipologia del crocifisso in marmo, i cui esempi si rintracciano principalmente nell’Italia centro settentrionale.

Le sculture, realizzate in marmo bianco di Carrara, riescono a ottenere tutta l’attenzione del visitatore non solo per le notevoli dimensioni ma anche per il pregnante misticismo che esprimono.

Rilevanti anche le antiche campane, che pare siano state rinvenute tra le rovine di una delle laure dei santi eremiti di Valle Tuccio.

 Descrizione delle opere a cura di Pasquale Faenza.

LocalitaBagaladi
Tipo RisorsaRisorsa Architettonica

Latitudine

38.0254433

Longitudine

15.821030500000006