Parco Archeologico ArcheoDeri

Campagne di scavi archeologici hanno infatti evidenziato come fin dall’età Neolitica fossero presenti culti legati alla dea Madre, mentre per l’età magno greca sono documentate ritualità in onore di Demetra e di Kore. Queste testimonianze del passato sono riscontrabili attraverso i reperti custoditi nell’Antiquarium, allestito presso il Parco ArcheoDeri, a soli 3 km da Bova Marina, in direzione Taranto. Si tratta di una piccola figura antropomorfa in ceramica, con forte enfatizzazione dei caratteri femminili, della seconda metà del VI millennio a.C., ritrovata in località Penitenzeria e di un balsamario, raffigurante una Kore (VI sec. a.C.), rinvenuto nelle fondamenta di un edificio, alle spalle di Bova, facente parte di una fortezza magno greca, distrutta durante un conflitto tra le polis di Reggio e Locri, nel corso del V sec. a.C.

La restante parte dei reperti esposti, concerne invece i ritrovamenti in loco: un insediamento romano del I-II secolo d.C., nel quale pare fosse istallata la statio di Scyle. La radice onomastica di Skyle, simile a Scilla e Squillace, anch’essi posti in prossimità di promontori rocciosi, pare derivi dal latrare che le onde producono infrangendosi sugli scogli, motivando così la traduzione greca del termine “Scyle” in cagna.

Il sito archeologico si trova nella frazione di San Pasquale, nel comune di Bova Marina, a circa 40 km da Reggio Calabria, in direzione Taranto. L’area sita nel fondovalle, ai margini della fiumara del San Pasquale era già indicata nel Settecento come sede dell’antica Delia, una città fondata da greci provenienti dall’isola di Delo. I suoi abitanti, scampati a una incursione barbarica, generarono nel Medioevo i centri di Bova, Paracorio e Pedavoli, questi ultimi più tardi unitisi in un solo comune chiamato Delianuova, in ricordo delle origini. Le medesime fonti affermavano inoltre che queste terre erano in origine abitate “dalla gente Aramea”,giunte qui sotto la guida di Aschenez, pronipote di Noè. Ebrei dunque, poiché con il termine di aramei, erano indicati nel XVIII secolo i giudei ancora presenti nell’Italia Meridionale e nelle Isole. Questa fonte fu avvalorata quando, durante la costruzione di un nuovo tratto della statale 106, venne alla luce una sinagoga del IV sec. d.C., tra le più antiche del Mediterraneo. Alla rilevante scoperta, seguirono altri scavi che evidenziarono un edificio basilicale di II-III sec. d.C., in cui la presenza di vasche, lascia oggi aperta la questione se possa trattarsi o meno di un più antico luogo di culto israelitico. La presenza di una comunità ebraica nel sito di Bova Marina non integra solo il quadro degli insediamenti israeliti della costa ionica, documentati nel Tardo Antico anche a Reggio e nella vicina Lazzaro, ma accerta, grazie al rinvenimento di un timbro con un candelabro a sette bracci, impresso su un’ansa di fabbricazione locale (IV-V sec. d.C.), l’esistenza di una attiva produzione e commercializzazione di cibi kosher, cioè preparati secondo le norme alimentari ebraiche. Che queste realtà sociali fossero integrate nel territorio già da tempo, trova conferma nei Talmud (interpretazioni bibliche tardo antiche), in cui si sosteneva la tesi che la Magna Grecia era stata assegnata da Isacco a Esaù, a consolazione della primogenitura carpitagli da Giacobbe.

A documentare la prosperità dell’abitato ebraico di Bova Marina è il mosaico policromo che decorava il pavimento della sinagoga: trenta metri quadrati di tessere, poste in opera alla metà del IV sec. d.C.. Purtroppo le arature del terreno hanno compromesso la sua leggibilità, lasciandoci ampi dubbi circa il simbolismo figurato all’interno di riquadri, delimitati da una ghirlanda floreale e incorniciati da una treccia a più capi. Nei 16 pannelli, decorati con corone di alloro, è certa la presenza del motivo della rosetta, del nodo di Salomone e di una Menorah, (candelabro a sette bracci) affiancata a sinistra dallo shofar (corno d’ariete) e a destra da una palma (lulab) e un cedro (etrog). Questi simboli erano probabilmente disposti sul pavimento musivo nel rispetto di una specifica liturgia che prevedeva l’esistenza di un àron, cioè l’armadio, orientato ad Est, contenente i rotoli delle sacre scrittura (sifré Torà), di una bima, ovvero il pulpito da cui il cantore dirigeva la preghiera, e ancora di una suddivisione tra uomini e donne durante le funzioni religiose (matronei), ed infine di banchi, riservati ai dirigenti della comunità, e che sappiamo disposti ai lati della Torà, lungo la parete di fondo. Lo stile musivo richiama alla mente i pavimenti tunisini tardo antichi della villa dei Prodromi di Thuburbo Maius, quelli della residenza di Elles, nonché i coevi mosaici della villa calabrese di Casignana (Rc) e di quella siciliana di Piazza Armerina, nei quali si riscontra l’alternarsi cromatico delle corone di alloro, ora verdi ora rosa, a dimostrazione dell’ampia diffusione delle mode nord africane in tutto il Sud Italia, nella tarda età Imperiale. In età Ostrogota (480-553 d.C.), la sinagoga fu munita di un’abside, di fronte al quale si ricavò nel pavimento uno spazio, mosaicato con il simbolo del Nodo di Salomone tra motivi romboidali, stilisticamente vicini alle novità artistiche importate in Occidente dal Mediterraneo orientale sul finire del V sec. d.C.. La campagna di restauri che interessò la sinagoga in questo periodo, comportò inoltre la creazione di nuovi ambienti di servizio, magazzini e la costruzione di uno ospitalia, destinato ai pellegrini e ai rabbini di passaggio. L’insediamento subì una distruzione violenta alla fine del VI sec. d.C., simultaneamente a quanto documento nel 590 d.C. anche a Taureana e a Locri, forse per mano dei Longobardi, giunti sullo Stretto di Messina al seguito di Autari (Testo a cura di Pasquale Faenza).

Oggi è il Museo Archeoderi che ne detiene l’eredità. In esso sono custoditi le vestigia di grandi civiltà, i fasti della loro gloria e soprattutto la memoria di tutte quelle genti, autoctone e non, che si sono insediate sul nostro territorio e delle quali abbiamo ancora oggi testimonianze nella nostra cultura tra usi, costumi, tradizioni e lingua.

ORARIO DI APERTURA

Martedì – Mercoledì – Venerdì – Sabato: 9,00 – 14.00 ; 14,30 – 17,00

Giovedì: 8,00 – 14,00

Lunedì e Domenica: Chiuso


COSTI DEL BIGLIETTO DI INGRESSO E VISITE GUIDATE

  • Biglietto Intero: 3,00 €
  • Biglietto Ridotto: 1,50 € per i visitatori di età compresa tra i 18 e i 25 anni.
  • Visita Guidata: 1,50 € per visitatore. Le visite guidate si effettuano su prenotazione.

Il costo del biglietto di ingresso può essere incrementato in occasione della realizzazione di mostre.

 

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Cooperativa Sociale Clevers

Orario: Ore 9,00 – 19.00 da Lunedì a Domenica

LocalitaBova Marina
Tipo RisorsaMusei

Latitudine

37.92467009999999

Longitudine

15.945753100000047