Borgo di Pentedattilo

Borgo di Pentedattilo

Things to do - general

Posto a 250 metri s.l.m., Pentedattilo sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita.

Pentedattilo, borgo carico di fascino e mistero, è immerso in un paesaggio incantevole, la Vallata Sant’Elia, dove è possibile ammirare le bizzarre rocche arenarie di Santa Lena e di Prasterà in mezzo alle distese di ginestra, agli ulivi, ai gelsi e ai fichi d’India, e in primavera ai mandorli in fiore e alle mimose.

La Vallata custodisce inoltre, distribuiti nel territorio tra Pentedattilo e Fossato, diversi mulini dalla tipologia a ruota greca, in passato alimentati dalle acque della fiumara Sant’Elia, risorsa importantissima per l’economia della vallata.

Ma l’elemento che più di ogni altro cattura l’attenzione è la maestosa rupe di arenaria sovrastante il borgo.

Il piccolo paese mantiene inalterato il suo fascino e costituisce un vero patrimonio storico da conoscere e da tutelare.

IL NOME

Pentedattilo deriva da penta + daktylos = cinque dita.

PERSONAGGI ILLUSTRI

Pentedattilo è uno dei borghi più pittoreschi e misteriosi dell’intera Calabria, ed il suo fascino catturò la sensibilità anche di artisti stranieri, come il viaggiatore inglese Edward Lear  incantato dalle “meravigliose rocce scoscese di Pentedattilo” e il litografo olandese Maurits Cornelis Escherche dai numerosi disegni realizzati su Pentedattilo trasse quattro splendide incisioni.

LA STORIA 

Come indica la “Vita” di Sant’Elia di Enna, il centro esisteva già nel IX secolo, fungendo probabilmente da torre di guardia dell’asse di collegamento tra Reggio e Bova. Alla fine dell’era bizantina, il castellion venne inglobato tra i beni fondiari monastici di Santa Maria di Terreti e San Nicola di Calamizzi, per passare nel 1144 all’archimandrita del Santisimo Salvatore di Messina, tra i beni fondiari di Valle Tuccio. Con gli Angiò la fortezza acquisì notevole importanza nella guerra contro gli Aragona. Nel 1274 vi risiedevano un castellano e quattro “servientes” mentre nel 1282, durante la guerra del Vespro, è menzionata tra i castelli da rifornire di orzo e frumento in vista di rappresaglie.

L’anno dopo, Pentedattilo, veniva però presa dagli Almogaveri, i mercenari al servizio degli aragonesi nella guerra contro i provenzali. Potrebbero risalire a questi anni le grandi cisterne su cui un tempo si innalzavano i piani alti della fortezza, murature identiche per colore e forme alle architetture rocciose della rupe che domina le valle. A partire dal Trecento, il borgo passò ai Letizia e nel 1476 ai Francoperta che lo detennero fino al 1589, quando per problemi fiscali, fu venduto all’asta e aggiudicato a Simonello degli Alberti di Messi.

Originario di Pentedattilo era Pietro Vitale, l’abate di Grottaferrata che perorò la causa dell’unione delle chiese d’Oriente e d’Occidente nel Concilio di Firenze del 1439.

Ad accogliere i visitatori è la chiesa dei Santi Corifei Pietro e Paolo, che associa al campanile cuspidato della facciata di gusto barocco, una cupola in tardo stile neo bizantino all’estremità opposta della navata.

All’interno, sull’altare, una copia della tela di Antonio Alberti detto il Barbalonga, Marchese di Pentedattilo, formatosi a Roma al seguito di Domenichino. Interessante documento storico è la lapide affissa sul fianco destro, che ricorda il prete Domenico Toscano di Bova, fiero di essere stato il primo arciprete latino di Pentedattilo. Il marmo, recante la data 1655, è frutto della latinizzazione sostenuta, alla fine del Cinquecento, dall’arcivescovo Annibale D’Afflitto, il quale durante le visite pastorali, annotava infastidito che il clero di queste periferie sapeva scrivere solo in greco. Sostenitori della Chiesa di Roma erano a quel tempo i Domenicani, chiamati nel borgo nel 1554 dal barone Demetrio Francoperta. Ai frati il barone cedette le rendite dell’antica chiesa bizantina della Candelora, ai piedi del paese, arricchendola nel 1564 con la statua della Madonna con Bambino, attribuita oggi ad una personalità vicina tanto ai modi dello scultore Giovan Angelo Montorsoli che a quelli di Martino Montanini. Ma il convento ebbe vita breve. La sua soppressione nel 1651, mise fine alla vicenda dell’insediamento Domenicano più a Sud della Calabria, dal momento che l’Ordine non riuscì mai a penetrare nella diocesi greca di Bova.

Circa trent’anni dopo, un altro evento, ben più drammatico sconvolse il borgo: la Strage degli Alberti. La storia trae origine dall’amore di Bernardino Abenavoli, barone di Montebello, per donna Antonia Alberti di Pentedattilo, amore contrastato dal fratello di lei, don Lorenzo. La notte di Pasqua del 1686, il barone, nell’intento di rapire l’amata, trucidò tutti i familiari della ragazza. Perirono il marchese, la marchesa implorante sul cadavere del figlio Lorenzo, una sorellina e un fratello. Si dice che a salvarsi fu solo un giovane nipote, nascosto da una balia in un crepaccio nella roccia. Nonostante fosse accusato di omicidio, Bernardino Abenavoli riuscì a prendere tempo, sposare Antonia e riparare a Malta, non prima di aver sistemato la moglie in un convento di Reggio. Arruolatosi sotto falso nome nell’esercito dei Cavalieri di Malta, divenne capitano dell’esercito asburgico ma fu riconosciuto da un suo concittadino, mentre con l’esercito di Carlo V di Lorena, sbaragliava i turchi a Buda. Condotto a Vienna al cospetto di Leopoldo I, fu reintegrato nell’esercito per il coraggio dimostrato tra le file dei militari imperiali. Morì il 21 Agosto 1687, combattendo i turchi su una nave austriaca.

Fino a pochi decenni fa, la gente del posto indicava in una parete della sala del palazzo in rovina, l’impronta delle cinque dita insanguinate del marchese Lorenzo, la cui forma stranamente coincide con quella della rocca di Pentedattilo.

A quei tragici anni, o forse alla vigilia del secolo successivo, potrebbe risalire il San Cristoforo, affrescato su una roccia che guarda la valle percorsa dalla fiumara di Pentedattilo, un tempo risorsa idrica per una statio romana: Decastadium.

SCOPRIRE IL CENTRO STORICO

In tempi recenti il “paese fantasma” sta rinascendo grazie alle iniziative promosse dall’Agenzia Borghi Solidali, che ha consentito di avviare nelle vecchie casette del borgo importanti attività: la rete dell’ospitalità diffusa, il museo delle tradizioni popolari, mostre, laboratori didattici, botteghe artigiane.

Inoltre, ogni estate l’antico borgo e il suo anfiteatro sono una delle tappe più importanti del prestigioso festival itinerante Paleariza, magnifica celebrazione musicale delle antiche radici della cultura grecocalabra, che accoglie da quasi venti anni migliaia di persone, muovendosi tra Pentedattilo, Melito Porto Salvo, Bagaladi, Condofuri, Roghudi, San Lorenzo, Bova, Palizzi, Bova Marina, Staiti e negli ultimi tempi anche Cardeto, Montebello Jonico e Roccaforte del Greco.

Ed ancora, nella magica atmosfera di Pentedattilo si svolge, solitamente tra agosto e settembre, il festival internazionale di cortometraggi “Pentedattilo Film Festival” che accoglie ogni anno artisti da ogni parte del mondo.

Indimenticabili le passeggiate nelle strette stradine del borgo e la vista dell’Etna. Un panorama unico e suggestivo che offre tramonti carichi di magia.

Ostello di Pentedattilo

Ostello di Pentedattilo

Via Crimameno, 89063 Pentedattilo (RC), Borgo di Pentedattilo
L’Associazione Pro Pentedattilo si occupa del rilancio culturale ed economico del piccolo ma suggest ...continua
Castello di Pentedattilo

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TipoRisorsa Architettonica
Localita Borgo di Pentedattilo


La fondazione di Pentedattilo, risale all’epoca alto medievale e può essere attribuita al diffuso fenomeno di riorganizzazione del territorio e de...

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